“FOTOGRAFIE LIBERE PER I BENI CULTURALI” è un libero movimento di idee che mira a rendere libera da preventiva autorizzazione e gratuita la riproduzione, tramite fotocamera (o smartphone) personale, delle fonti storico-documentarie normalmente disponibili alla diretta consultazione in archivi e biblioteche nel rispetto delle norme a tutela della privacy e del diritto di autore. Il movimento sostiene la necessità di ripristinare lo spirito originario del decreto ‘”Art Bonus”, che aveva introdotto la libera riproduzione di tutti i beni culturali (come espresso dalla relazione illustrativa della Camera dei Deputati) al fine di agevolare al massimo la ricerca scientifica condotta ogni giorno da centinaia di ricercatori e professionisti dei bei culturali (storici, storici dell’arte, archeologi, restauratori, architetti) già costretti ad operare in condizioni economiche e professionali assai precarie, il più delle volte armati della sola passione.

Al nostro appello hanno già risposto più di 3100 studiosi da tutto il mondo: per sottoscriverlo CLICCA QUI

Ma quali sono in concreto le ragioni per cui sarebbe opportuno e urgente liberalizzare le riproduzioni delle fonti documentarie?

ECCO 10 BUONI MOTIVI:
1. La tecnologia digitale agevola sensibilmente le operazioni di trascrizione, con la possibilità di rivedere la propria trascrizione in luoghi e tempi diversi da quelli di consultazione diretta;
2. Lo scatto fotografico è assimilabile nello spirito e nelle funzioni all’atto di prendere appunti (la fotocamera digitale è mezzo di fruizione del documento come la matita personale o il computer portatile);
3. La riproduzione a distanza non sottopone di per sé la documentazione ad uno stress maggiore di quello subito durante la normale consultazione;
4. La riproduzione a distanza contribuisce anzi alla sua tutela del documento sia perché, a differenza della fotocopia, non implica un contatto diretto con il supporto, sia perché riduce al minimo il numero di accessi diretti alla documentazione consultata;
5. Si rendono più sostenibili i costi della ricerca permettendo agli utenti degli archivi di evitare lunghi e costosi soggiorni in trasferta;
6. Si attenuano le disparità esistenti tra studiosi che dispongono di maggiori o minori risorse economiche, contribuendo a garantire un accesso più democratico ai fondi documentari (si pensi ai giovani laureandi, ai dottorandi privi di borsa, ma anche a tutti coloro i quali sono costretti a rinunciare alla ricerca archivistica per motivi di tempo e per i quali la fotografia libera sarebbe invece un valido supporto);
7. Si incentiva la valorizzazione del patrimonio archivistico e bibliografico nazionale coinvolgendo come soggetti attivi un maggior numero di studiosi;
8. Si contribuisce a valorizzare l’insieme del nostro patrimonio culturale: il turismo di qualità si nutre infatti di contenuti culturali che sono spesso esito della ricerca documentaria condotta in archivi e biblioteche;
9. Può costituire un’occasione di rilancio dell’immagine delle biblioteche e degli archivi che, sempre più marginalizzati, stentano ad essere percepiti come effettivi centri di diffusione della cultura oltre che come centri di conservazione;
10. Liberalizzare significherebbe stringere una rinnovata ‘alleanza’ tra operatori e utenza risaldandone il fondamentale rapporto fiduciario: da un lato numerosi utenti in archivio eviterebbero tentativi di eludere la sorveglianza fotografando furtivamente manoscritti e documenti in violazione delle norme, dall’altro gli istituti che custodiscono i fondi documentari sarebbero nelle condizioni di favorire il più ampio accesso alle fonti e creando le condizioni per la più ampia diffusione del sapere. La British Library proprio dal 2015 ha deciso di aprire le porte alle fotocamere degli studiosi proprio per rispondere alle crescenti richieste dell’utenza diffondendo persino un video guida dimostrativo per la corretta riproduzione: http://www.bl.uk/reshelp/inrrooms/stp/copy/selfsrvcopy/book_photography_video.mp4

Per sottoscrivere l’appello a favore della libera riproduzione CLICCA QUI

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